La Costituzionale giudica legittime le deroghe ai regolamenti locali previste dalle leggi sul “Piano Casa” del Veneto

La Corte costituzionale, con la Sentenza n. 119 del 2020, depositata in data odierna, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 64 della legge della Regione Veneto 30 dicembre 2016, n. 30 e, di riflesso, sulle norme della legge regionale n. 14/2009 (Piano Casa) che consentivano la deroga alle distanze dai confini previste dagli strumenti urbanistici comunali sollevata dal TAR Veneto per asserito contrasto con l’art. 873 c.c. e con la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile.
La Corte costituzionale ha sgombrato finalmente ogni dubbio sulla legittimità delle previsioni del previgente Piano Casa del Veneto che consentivano la deroga alle distanze dai confini previste dai regolamenti locali, chiudendo un dibattito che aveva dato luogo a revirement della giurisprudenza amministrativa ed all’emanazione di una legge di interpretazione autentica.
Si legge in motivazione: “Una volta riconosciuta alle Regioni la competenza concorrente in materia di governo del territorio, deve infatti escludersi che esse incontrino il limite dell’ordinamento civile tutte le volte in cui, ferma la disciplina statale delle distanze, ad essere modificate per effetto di leggi regionali siano le disposizioni dei regolamenti comunali o delle norme tecniche, la cui finalità è proprio quella di adattare la disciplina a specifiche esigenze territoriali, ma certamente non quella, propria delle norme di ordinamento civile, di stabilire criteri uniformi sull’intero territorio nazionale nei rapporti tra privati. Ne consegue che non può opporsi alla competenza regionale il limite dell’ordinamento civile quando oggetto di deroga siano – come per effetto della norma regionale ora in scrutinio – non le disposizioni statali sulle distanze, ma le norme integrative dei regolamenti locali.”

Pubblicate le linee guida regionali sui crediti edilizi

È stata pubblicata sul BUR Veneto n. 30 del 10 marzo 2020 la deliberazione della Giunta regionale n. 263 del 20 marzo 2020, recante gli indirizzi regionali in materia di crediti edilizi e crediti edilizi da rinaturalizzazione (CER).

Il provvedimento è articolato in tre parti: la prima, ai sensi dell’articolo 4, comma 2 lettera d) della legge regionale n. 14/2017, contiene misure applicative ed operative per la determinazione, registrazione e circolazione dei crediti edilizi; la seconda, ai sensi dell’articolo 4, comma 1 della legge regionale n. 14/2019, detta i criteri attuativi e le modalità operative per attribuire crediti edilizi da rinaturalizzazione; la terza, che si riferisce ad entrambe le sezioni di crediti edilizi, prevede le modalità applicative per l’iscrizione e la cancellazione dei crediti nel RECRED.

Il provvedimento dovrà ora essere recepito dai Comuni del Veneto, che dovranno adeguare i loro strumenti urbanistici, individuando i manufatti incongrui e gli interventi idonei a generare crediti edilizi e determinando le regole per la circolazione e l'”atterraggio” dei crediti.

La deliberazione è pubblicata nella pagina dedicata alla legge regionale n. 14/2019

La disciplina dei crediti edilizi da rinaturalizzazione e le nuove norme di semplificazione

Si svolgerà il prossimo 7 marzo 2020, dalle ore 9:00 presso il Teatro “C. Goldoni” di Bagnoli di Sopra il convegno dal titolo “Veneto 2050: la disciplina dei crediti edilizi da rinaturalizzazione e le nuove norme di semplificazione”.

Nel corso del convegno interverrà l’arch. Salvina Sist, Direttore della Pianificazione territoriale della Regione Veneto, per illustrare la nuova disciplina dei crediti edilizi e dei crediti edilizi da rinaturalizzazione posta dalla legge regionale n. 14/2019 e dal provvedimento regionale di attuazione.

Seguiranno gli approfondimenti sugli aspetti tecnici e giuridici connessi alla nuova normativa.

I primi saranno descritti dagli arch. Antonella Faggiani e Federico Pugina; i secondi dagli avvocati Bruno Barel e Lorenzo Minganti.

I nuovi provvedimenti regionali in ambito edilizio – Spinea, 21 febbraio 2020

Il prossimo 21 febbraio 2020 si svolgerà a Spinea un convegno dal Titolo “I nuovi provvedimenti regionali in ambito edilizio”, dedicato allo studio delle ultime novità normative recate dalle leggi regionali nn. 14/2019, 50/2019 e 51/2019.

Il programma dell’incontro è il seguente:
1. illustrazione delle novità introdotte dalla recente legge regionale per la regolarizzazione delle opere edilizie eseguite in parziale difformità dal titolo edilizio prima della entrata in vigore della legge n. 10 del 28 gennaio 1977 “Norme in materia di edificabilità dei suoli”;
2.illustrazione delle novità introdotte dalla recente legge regionale per il recupero dei sottotetti ai fini abitativi;
3. studio delle problematiche legate all’applicazione del piano casa regionale a regime (Titolo III della l.r. 14/2019 artt. 6-11): analisi delle criticità derivanti dalla sua applicazione, ambito di applicazione, ampiezza della deroga ammessa rispetto alle norme comunali, ecc.

Interverranno in qualità di relatori l’avv. Stefano Bigolaro  del foro di Padova, l’avv. Domenico Chinello del foro di Venezia e l’avv. Alessandro Veronese del Foro di Padova, esperti in materia di diritto amministrativo, urbanistico e dell’edilizia.

Il coordinamento scientifico del convegno è curato dall’ arch. fiorenza dal zotto, dirigente del settore pianificazione e tutela del territorio del Comune di Spinea, alla quale, entro il 15 febbraio 2020 i partecipanti all’incontro potranno trasmettere i propri quesiti da sottoporre ai relatori, scrivendo all’indirizzo email fiorenza.dalzotto@comune.spinea.ve.it

Per maggiori informazioni è possibile consultare la locandina dell’evento

Promulgata la legge regionale n. 50/2019 per la regolarizzazione di lievi difformità

È stata pubblicata sul BUR Veneto n. 150 del 27 dicembre 2019 la legge regionale 23 dicembre 2019, n. 50, “Disposizioni per la regolarizzazione delle opere edilizie eseguite in parziale difformità prima dell’entrata in vigore della legge 28 gennaio 1977, n. 10 “Norme in materia di edificabilità dei suoli”.

La legge regionale si pone l’obiettivo di consentire la regolarizzazione dei fabbricati realizzati prima dell’entrata in vigore della legge regionale n. 10/1997 (il 30 gennaio 1977) e che presentano lievi difformità rispetto al titolo edilizio originario come, ad esempio, leggeri incrementi della superficie o del volume realizzati rispetto a quelli assentiti (massimo 30 mq. o 90 mc) oppure un diverso utilizzo dei vani, purché compatibile con le destinazioni d’uso ammesse dallo strumento urbanistico o modifiche non sostanziali della localizzazione.

Fatti salvi gli effetti civili e penali dell’illecito, queste difformità potranno essere regolarizzate sotto il profilo edilizio ed urbanistico mediante il pagamento di lievi sanzioni pecuniarie. In questo modo, gli edifici legittimati potranno essere più facilmente sottoposti ad interventi di riqualificazione e recupero, che altrimenti sarebbero stati condizionati a complesse e costose procedure di sanatoria.

La legge, dopo un periodo di vacatio di sessanta giorni entrerà in vigore a far data dal 25 febbraio 2020.

 

 

Presentazione del Commentario alla legge regionale n. 14/2019

Lunedì 16 dicembre alle ore 10 presso la Sala consiliare della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Rovigo si terrà l’incontro di presentazione del Commentario alla legge regionale n. 14/2019 “Veneto 2050”, pubblicato da Regione Veneto a cura di Bruno Barel e Maurizio De Gennaro.
Interverranno all’incontro l’Assessore regionale al territorio Cristiano Corazzari, il direttore della Direzione pianificazione territoriale della Regione Veneto Sist Salvina, ed alcuni coautori del testo, tra cui l’architetto Massimo Cavazzana, l’avvocato Lorenzo Minganti, l’architetto Federico Pugina e l’avvocato Diego Signor.

Dopo la presentazione il commentario sarà pubblicato sul sito internet della Regione Veneto (http://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/veneto-2050) e sul sito Veneto 2050.

Per informazioni: 041 2792388
Per registrarsi: https://forms.gle/JGMSGbYCcEe9zjyD8

 

Veneto 2050 – Primi riscontri e problematiche. Crediti edilizi: Applicabilità e possibili sviluppi

L’Associazione Geometri della Castellana organizza per giovedì 28 Veneto 2050 un convegno dal titolo: Veneto 2050 – Primi riscontri e problematiche. Crediti edilizi: Applicabilità e possibili sviluppi.

Il convegno si svolgerà a Castelfranco Veneto presso l’Hotel Alla Torre in Piazza Trento e Trieste 7, dalle ore 17:45.

Interverranno in qualità di relatori l’avv. Diego Signor, dello studio legale BM&A e l’arch. Antonella Faggiani di Smartland s.r.l.

A questo link è possibile scaricare la locandina dell’evento.

Convegno di Castelfranco Veneto dell’Associazione veneta degli avvocati amministrativisti

Si terrà il prossimo 29 novembre 2019 il tradizionale convegno di studio organizzato a Castelfranco Veneto dall’Associazione veneta degli avvocati amministrativisti intitolato “Principi e deroghe della nuova urbanistica veneta. Dal contenimento del consumo di suolo alla l.r. 14/2019 «Veneto 2050»”. Il convegno sarà dedicato all’approfondimento delle novità recate in materia di rigenerazione urbana dai più recenti interventi legislativi statali e regionali. Interverranno al convegno esperti in materie economiche, di architettura, di beni culturali e magistrati, che offriranno un contributo interdisciplinare. Le conclusioni del convegno sono affidate al prof. avv. Bruno Barel, professore di diritto dell’Unione europea nell’Università di Padova e founding partner di BM&A Studio Legale Associato.
Ai seguenti collegamenti è possibile scaricare il Pieghevole e la Locandina con le informazioni per la partecipazione all’evento.

Commento all’Allegato A alla l.r. n. 14/2019

di Massimo Cavazzana

Allegato A

Sommario: 1. Cenni generali2. Interventi di eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio3. Interventi che portino ad una prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4 4. Messa in sicurezza sismica dell’intero edificio5. Utilizzo di materiali di recupero6. Utilizzo di coperture a verde per 50 mq (o 50% nel caso di unità produttive)7. Realizzazione di pareti ventilate8. Isolamento acustico di Classe II 9. Adozione di sistemi di recupero per le acque piovane su ampliamento10. Rimozione e smaltimento cemento amianto11. Utilizzo del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento12. Utilizzo di tecnologie, che prevedono l’uso delle fonti energetiche rinnovabili con una potenza non inferiore a 3 Kw

1. Cenni generali

I criteri riportati nell’allegato A individuano le categorie e le specifiche tecniche degli elementi di riqualificazione che consentono l’applicazione della maggiorazione volumetrica negli interventi di ampliamento e riqualificazione edilizia previsti dagli articoli 6 e 7 della l.r. n. 14/2019. Le misure indicate nell’allegato hanno lo scopo di incentivare il miglioramento della qualità costruttiva degli edifici, incrementandone l’efficienza energetica, riducendone l’impatto ambientale e migliorandone gli aspetti strutturali.

I criteri indirizzano verso prestazioni tali da perseguire: (i) la sicurezza strutturale; (ii) la riduzione dei consumi dell’edificio; (iii) l’efficienza energetica; (iv) l’impatto sull’ambiente e (v) l’impatto salute dell’uomo.

La finalità è quella di favorire la realizzazione di edifici sempre più innovativi, strutturalmente più performanti, a consumo energetico “zero”, a ridotto consumo di acqua, nonché l’utilizzo di materiali che nel loro ciclo di vita comportino bassi consumi energetici e nello stesso tempo garantiscano un elevato comfort.

I criteri indicati nell’Allegato A garantiscono una valutazione oggettiva e misurabile della qualità degli interventi, attraverso l’impiego di metodi di verifica conformi alle norme tecniche e leggi nazionali di riferimento.

La necessità di legare gli incrementi volumetrici ad azioni specifiche da eseguire risponde alle finalità enunciate dall’articolo 1 della legge e, quindi, alla ricerca di una maggiore qualità architettonica, una sostenibilità ed efficienza ambientale, attivare procedure in grado di favorire l’economia circolare e la bioedilizia, favorire la valorizzazione del paesaggio, la rinaturalizzazione del territorio.

Di seguito si analizzano e si commentano i singoli punti dell’allegato tecnico sui punteggi relativi all’ottenimento della premialità.

L’allegato è suddiviso in due parti.

La prima parte dell’allegato riporta la tabella degli interventi che permettono di ottenere l’ulteriore incremento per gli interventi di ampliamento previsti dall’articolo 6 della legge, differenziati a seconda se riguardano interventi residenziali o non residenziali.

Per gli interventi di ampliamento su edifici residenziali trovano applicazione le seguenti categorie:

  • eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio
  • prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4
  • messa in sicurezza sismica dell’intero edificio
  • utilizzo di materiali di recupero per ampliamento
  • utilizzo di coperture a verde per 50 mq su ampliamento
  • realizzazione di pareti ventilate
  • isolamento acustico classe II su ampliamento
  • adozione di sistemi di recupero per le acque piovane su ampliamento
  • rimozione e smaltimento cemento amianto sull’edificio esistente
  • utilizzo del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento
  • utilizzo di tecnologie, che prevedono l’uso delle fonti energetiche rinnovabili, con una potenza non inferiore a 3 kW.

Per gli edifici non residenziali trovano applicazione le seguenti categorie.

  • eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio
  • prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4
  • messa in sicurezza sismica dell’intero edificio
  • utilizzo di materiali di recupero per ampliamento
  • utilizzo di coperture a verde per 50% della nuova superficie coperta per ampliamento
  • realizzazione di pareti ventilate
  • isolamento acustico classe II su ampliamento
  • adozione di sistemi di recupero per le acque piovane su ampliamento
  • rimozione e smaltimento cemento amianto sull’edificio esistente
  • utilizzo del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento
  • utilizzo di tecnologie, che prevedono l’uso delle fonti energetiche rinnovabili, con una potenza non inferiore a 3 kW

La seconda parte dell’Allegato elenca gli interventi che permettono di elevare la percentuale massima dell’incremento consentito per gli interventi di demolizione e ricostruzione disciplinati dall’articolo 7 della legge, egualmente differenziati per gli edifici a destinazione residenziale e per gli edifici a destinazione non Residenziale.

Per gli interventi su edifici residenziali trovano applicazione le seguenti categorie:

  • Eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio
  • Prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4
  • Utilizzo di materiali di recupero
  • Utilizzo di coperture a verde per 50 mq
  • Realizzazione di pareti ventilate su tutto l’edificio
  • Isolamento acustico classe II
  • Adozione di sistemi di recupero per le acque piovane
  • Utilizzo del BIM (Building Information Modeling) e/o del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento
  • Rimozione e smaltimento amianto sull’edificio esistente

Per gli edifici non residenziali trovano applicazione le seguenti categorie.

  • Eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio
  • Prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4
  • Utilizzo di materiali di recupero
  • Utilizzo di coperture a verde per 50% della copertura
  • Realizzazione di pareti ventilate su tutto l’edificio
  • Isolamento acustico classe II
  • Adozione di sistemi di recupero per le acque piovane
  • Utilizzo del BIM (Building Information Modeling) e/o del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento
  • Rimozione e smaltimento amianto sull’edificio esistente

Ad ognuna di queste azioni è associata una percentuale che è relativa al massimo aumento relativo alla singola azione.

Il limite massimo di ampliamento derivante da queste azioni è pari al 25% che complessivamente porta, come previsto all’articolo 6 comma 4, ad un ampliamento consentito del 40%

Per le demolizioni e ricostruzioni invece si può accedere ad una premialità sul volume o la superficie pari ad un ulteriore 35% che porta, come specificato all’art. 7 comma 3, ad una percentuale massima consentita del 60%.

2. Interventi di eliminazione barriere architettoniche su tutto edificio

Il primo criterio premiante riguarda l’eliminazione delle barriere architettoniche ed è presente in tutti gli elenchi: ampliamento e demolizione e ricostruzione.

In relazione agli interventi di ampliamento, assodato che l’ampliamento per sua natura dovrà essere progettato e realizzato nel rispetto della normativa sulle barriere architettoniche, risulta evidente che per ottenere la premialità prevista dalla scheda, il 10% di ulteriore ampliamento sul volume o la superficie esistente, si dovrà intervenire “regolarizzando” le parti esistenti ed intervenendo pertanto, a titolo di esempio, regolarizzando bagni, scale, percorsi interni ed esterni.

Diversamente, nel caso di interventi che importano la demolizione e la ricostruzione di un edificio, questa premialità appare a nostro avviso ridondante, in quanto l’obiettivo di abbattimento delle barriere architettoniche del fabbricato sarebbe stato comunque raggiunto, dato che il costruendo edificio viene considerato dal punto di vista normativo pari ad una nuova costruzione e pertanto dovrà essere rispettoso della normativa attuale.

Tale intervento, in ogni caso, dovrà essere evidenziato nelle tavole progettuali e verificato attraverso la produzione di una dichiarazione finale di corretta esecuzione da parte della DD.LL.

3. Interventi che portino ad una prestazione energetica dell’intero edificio corrispondente alla classe A4

Anche questa attività risulta essere comune a tutti gli interventi: ampliamento e demolizione e ricostruzione sia residenziale che non residenziale.

L’intervento consente un aumento fino al 15% a fronte del raggiungimento della classe energetica A4 su tutto l’edificio, fatta eccezione per i locali che, secondo le indicazioni fornite dal d.lgs. n. 192/2005 e dal decreto interministeriale 26 giugno 2015 non rilevano ai fini della determinazione del calcolo della prestazione energetica (es. box, cantine, depositi, parcheggi e, negli immobili a destinazione industriale, per gli ambienti riscaldati o raffrescati per esigenze del processo produttivo).

Obiettivo che può essere raggiunto solo a fronte di un intervento globale su tutto l’edificio, tale da interessare sia l’isolamento dell’edificio gli impianti. L’intervento dovrà rispettare le prescrizioni del decreto interministeriale 26 giugno 2015.

La Classe A4 sarà dunque raggiunta qualora si realizzi un valore del coefficiente EPgl, nren minore del 40% rispetto al valore standard (2019/21). Si tratta del coefficiente che indica la quantità annua di energia primaria non rinnovabile necessaria per soddisfare i vari bisogni connessi a un uso standard dell’edificio, divisa per la superficie utile dell’edificio ed espresso in kWh/m2 anno.

Tale requisito, non banale, è dipendente da diversi fattori interdisciplinari che riguardano sia l’architettura dell’edificio, la dotazione di isolamento, l’eliminazione dei ponti termici e l’impiantistica di cui è dotato l’edificio oltre che dalla scelta di produzione energetica, rinnovabile o meno.

Il risultato si ottiene pertanto con un intervento ed uno studio proprio dell’edificio considerato e non è standardizzabile, si ottiene rispettando i parametri indicati nel decreto interministeriale del 26 giugno 2015 e in particolare nei criteri generali e requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici.

Tale requisito deve essere dimostrato attraverso elaborati progettuali quali il deposito della relazione energetica di progetto e l’APE finale oltre alle dichiarazioni di rispondenza del realizzato e del progetto firmate dalla direzione lavori.

4. Messa in sicurezza sismica dell’intero edificio

Tale intervento è previsto per il solo ampliamento, considerato che nella demolizione e ricostruzione la realizzazione in sicurezza sismica è un requisito dovuto per legge.

Per l’ampliamento, se si procede all’intervento di messa in sicurezza dell’intero edificio, è previsto un incremento di volume o della superficie fino ad un ulteriore 15%.

Le nuove Norme tecniche delle costruzioni (DM 17 gennaio 2018) forniscono le metodologie per la valutazione e le metodologie progettuali per la progettazione e la realizzazione di interventi per portare l’edificio ad una o più classi superiori.

È opportuno ricordare che il rischio sismico è la misura matematica/ingegneristica per valutare il danno atteso a seguito di un possibile evento sismico, dipende da un’interazione di fattori ed è funzione di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione.

In particolare, è valida la relazione:

Rischio = Pericolosità • Vulnerabilità • Esposizione

Dove la pericolosità: è la probabilità che si verifichi un sisma (terremoto atteso); ed è legata alla zona sismica in cui si trova l’edificio, la vulnerabilità: consiste nella valutazione delle conseguenze del sisma ed è legata alla capacità dell’edificio di resistere al sisma; e l’esposizione: che è la valutazione socio/economica delle conseguenze ed è legata ai contesti delle comunità.

Le classi di rischio sismico applicabili agli edifici sono le seguenti: classe A+ (minor rischio), classe A, classe B, classe C, classe D, classe E, classe F, classe G (maggior rischio).

La determinazione della classe di appartenenza di un edificio può essere condotta secondo due metodi alternativi: il metodo convenzionale ed il metodo semplificato.

Il metodo semplificato si basa su una classificazione macrosismica dell’edificio. È indicato per una valutazione speditiva della Classe di Rischio dei soli edifici in muratura e può essere utilizzato sia per una valutazione preliminare indicativa, sia per valutare la classe di rischio in relazione all’adozione di interventi di tipo locale.

Il metodo convenzionale è applicabile a qualsiasi tipologia di costruzione. Esso è basato sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle attuali NCT 20080 e consente la valutazione della Classe di Rischio della costruzione

sia nello stato di fatto, sia nello stato conseguente intervento progettato.

Dopo aver definito la classe di rischio sismico sullo stato di fatto, si procede a individuare gli interventi locali per lo stato di progetto, che consentono di guadagnare una classe di rischio sismico.

Come sopra descritto il passaggio ad una o più classi superiori di rischio sismico dell’edificio porta alla possibilità di ottenere un incremento per un ulteriore 15% (sempre entro i limiti complessivi del comma 4 dell’articolo 6)

La verifica del requisito si ottiene attraverso la progettazione strutturale depositata in comune e il successivo collaudo statico nonché dalla dichiarazione del direttore dei lavori sul rispetto del progetto sulle opere realizzate

5. Utilizzo di materiali di recupero

Questa categoria di azioni è prevista sia per gli interventi di ampliamento che per quelli di demolizione e consente un ampliamento del volume o della superficie fino al 5%.

Si applica solo sulla parte oggetto di intervento se relativa alla categoria degli ampliamenti mentre vale per tutto l’edificio sulle demolizioni e ricostruzioni e, in ambedue i casi, richiama specificatamente la recente normativa sui Criteri minimi ambientali.

Per soddisfare i requisiti previsti dalla scheda in commento, il cui fine è quello di ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili e di aumentare il riciclo dei rifiuti, alcuni materiali devono prevedere una quota minima di riciclato, conformemente a quanto indicato dai CAM (art 2,4,2 e successivi), calcolato in peso:

  1. almeno 5% per i calcestruzzi confezionati in cantiere, preconfezionati e prefabbricati
  2. almeno 10% per i laterizi da muratura e solai
  3. almeno 5% per i laterizi per coperture, pavimenti e murature faccia a vista
  4. almeno 70% per acciaio strutturale da forno elettrico
  5. almeno 10% per acciaio strutturale da ciclo integrale
  6. almeno 30% per materie plastiche (ad eccezione di usi specifici)
  7. solo materiale di recupero per murature in pietrame o miste
  8. almeno 5% per lastre di cartongesso per tramezzature e controsoffitti

Come previsto nella normativa CAM non tutti i materiali da costruzione sono presi in considerazione. A fronte di tale specifica, fermo restando per i materiali non citati non esiste alcuna prescrizione specifica, a meno che non vi siano obblighi derivanti da altre norme o regolamenti di livello locale, si ritiene che per ottemperare ai requisiti previsti dalla scheda e ottenere la premialità prevista si possono considerare solo i materiali citati dalla norma nelle percentuali sopra descritte.

La verifica delle percentuali dovrà essere effettuata attraverso il deposito dei certificati dei materiali utilizzati che dovranno permettere la verifica delle percentuali sopra descritte.

Si evidenzia tra l’altro come sia necessaria la certificazione del prodotto, fornita dal produttore, e che non sia sufficiente a dimostrare tale requisito la semplice dichiarazione resa da parte della committenza o della direzione lavori.

Tale requisito pertanto risulta, nell’intenzione del legislatore, una leva per portare nel mercato specifiche e caratteristiche fino ad oggi previste unicamente per i lavori pubblici.

6. Utilizzo di coperture a verde per 50 mq (o 50% nel caso di unità produttive)

Anche questa categoria di azioni è prevista per tutti gli interventi di ampliamento e ricostruzione ammessi dalla legge.

L’intervento in particolare prevede un raggiungimento di una metratura limite per gli interventi residenziali mentre prevede un parametro percentuale per gli interventi non residenziali.

La scheda prevede, per il residenziale, una premialità fino al 5% di incremento ulteriore, a fronte della realizzazione di un tetto verde con una superficie minima di 50 mq.

La scelta di indicare una superficie minima è dettata dalla necessità di assicurare che le azioni intraprese sulla base di tale scheda siano sufficientemente significative e non meramente strumentali al conseguimento della premialità. Tuttavia, la superficie indicata è una dimensione rilevante se rapportata agli interventi di ampliamento residenziali, tale scelta metrica si pone pertanto come elemento limitante per l’uso di questa azione specifica.

Per gli interventi non residenziali, si richiede invece la realizzazione di almeno il 50% della copertura di ampliamento (anche nel caso di sopraelevazione) con la tipologia del tetto verde, quindi con la possibilità di interventi di dimensioni minime per piccoli stabili ad uso non residenziale, come ad interventi molto importanti dal punto di vista metrico per i classici edifici industriali (capannoni) molto presenti nel nostro tessuto edilizio.

Appare opportuno operare un attento monitoraggio dell’uso di questa specifica in modo da poter intervenire in futuro per poter permettere la diffusione sperata di questa tipologia edilizia.

Per quanto riguarda la parte tecnica, la verifica del rispetto dei requisiti viene effettuata attraverso gli elaborati progettuali e la dichiarazione di corretta messa in opera da parte della DD.LL.

7. Realizzazione di pareti ventilate

Il criterio viene previsto dalla norma per tutte le categorie di interventi e richiede che l’azione sia posta in essere sull’intero edificio, compresa dunque la parte esistente per quanto riguarda gli interventi di ampiamento, e prevede una percentuale premiante del 10%.

La scheda evidenzia le norme UNI da rispettare per la realizzazione della parete ventilata.

La scelta di intervenire in detto ambito segue le finalità di ridurre il fabbisogno invernale ed estivo degli edifici attraverso la regolarizzazione delle temperature superficiali dell’involucro edilizio.

Inoltre, la possibilità di intervenire attraverso la realizzazione di pareti ventilate, in particolare per quanto riguarda il patrimonio edilizio non residenziale, permette di elevare la qualità architettonica dell’edificato esistente.

8. Isolamento acustico di Classe II

Si prevede che il raggiungimento della Classe II di isolamento acustico, come definita dalla norma UNI 11367 consenta il riconoscimento di un incremento aggiuntivo pari al 5% del volume o della superficie.

Il fine è quello di perseguire la qualità architettonica superando i valori minimi di norma e portando i limiti di isolamento acustico almeno alla Classe II per i nuovi elementi costruiti per l’ampliamento.

Tale intervento pertanto dovrà essere adeguatamente specificato e verificato attraverso opportuni elaborati progettuali (relazione, tavole con evidenziate stratigrafie e nodi termici) e opportuna dichiarazione del DD.LL. sulla rispondenza delle opere realizzate al progetto presentato.

9. Adozione di sistemi di recupero per le acque piovane su ampliamento

Tale azione è ammessa per tutti gli interventi previsti dalla legge.

Il fine dell’azione è quello di premiare la sostenibilità ambientale, intervenendo e rendendo premiante, per il 5% della superficie o del volume, il recupero di acqua piovana.

La scheda permette, partendo da alcuni dati ricavabili in letteratura, di determinare il volume minimo del serbatoio che permette di ottenere la premialità prevista.

Il calcolo prevede pertanto di determinare il fabbisogno annuale di acqua piovana, ricavato dai dati dell’utenza e dalle dimensioni del verde pertinenziale e la resa dell’acqua piovana ricavata dalla precipitazione media locale opportunamente tarata (coefficiente di deflusso, ecc.); in base ai valori di questi due parametri si può determinare il valore minimo del serbatoio che permette di ottenere la premialità prevista.

10. Rimozione e smaltimento cemento amianto

La scheda prevede un’azione finalizzata a perseguire la sostenibilità e la qualità architettonica attraverso la rimozione e lo smaltimento delle coperture in amianto presenti nell’edificio da ampliare.

Tale azione è valida sia per l’ampliamento che per la demolizione e ricostruzione.

Tale premialità, verificata attraverso l’individuazione del luogo dove dovrà essere smaltito il materiale rimosso, dovrebbe agevolare l’eliminazione dell’amianto ancora presente negli edifici esistenti e favorire la bonifica di tale materiale dal patrimonio edilizio esistente.

11. Utilizzo del BACS (Building Automation Control System) nella progettazione dell’intervento

Il criterio persegue la qualità architettonica e l’efficienza attraverso l’automazione dei sistemi di gestione dell’edificio.

Si prevede la realizzazione dell’automazione dell’impianto di termoregolazione relativo all’intero edificio tale da portare l’edificio in classe A BACS come da UNI 15232:2017.

In base alla norma sopracitata, bisogna intervenire sui parametri relativi al riscaldamento e al raffrescamento necessari ad ottenere la qualificazione in classe A BACS relativamente a queste due funzionalità.

Tele intervento dovrà essere dimostrato da adeguati elaborati progettuali e dalle dichiarazioni della direzione lavori di rispondenza alla pratica progettuale.

12. Utilizzo di tecnologie, che prevedono l’uso delle fonti energetiche rinnovabili con una potenza non inferiore a 3 Kw

Il contenuto della scheda si pone in continuità con gli obiettivi già perseguiti dalla l.r. n. 14/2009 sul Piano Casa, che attribuiva premialità aggiuntive per gli interventi che avessero portato al raggiungimento di una quota di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

La scheda rinvia, nella determinazione delle fonti rinnovabili alle quali è possibile ricorrere, all’Allegato 3 del d.lgs. n. 28/2011; tuttavia, tale elenco potrebbe essere in un prossimo futuro limitato alle sole fonti solari e ad altre fonti a zero emissioni, eliminando, ad esempio, le fonti a biomassa, che generano emissioni di particolato e che potrebbero determinare un aggravio dei parametri di particolato e PM10 presenti nell’aria, tema particolarmente sensibile per la realità padana e veneta e che ha portato all’adozione di misure eccezionali volte a limitare questo genere di emissioni.

Commento all’art. 20 l.r. n. 14/2019

di Monica Tomaello

Articolo 20
Entrata in vigore.

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

La legge, stante la scadenza dei termini di applicabilità della precedente normativa, è stata promulgata con rapidità e pubblicata nel BUR n. 32 del 5 aprile 2019. La legge è entrata in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione e, cioè, il 6 aprile 2019.

A tal proposito, si ricorda che ai sensi dell’articolo 24, comma 1 dello Statuto del Veneto (Legge regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1), la legge è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione e, di regola, entra in vigore quindici giorni dopo la sua pubblicazione, salvo che la legge stessa preveda termini diversi come, per l’appunto, è avvenuto in questo caso.

Il 6 aprile 2019, rappresentando il giorno di entrata in vigore della legge, costituisce anche la data iniziale da cui computare il decorso dei vari termini di scadenza posti dal Legislatore. Ci si riferisce, in particolare, ai termini fissati ai commi 1 e 7 dell’articolo 4 che prevedono, l’uno, l’emanazione da parte della Giunta regionale di una specifica disciplina per i crediti da rinaturalizzazione e, l’altro, l’istituzione del RECRED da parte dei comuni non dotati di PAT rispettivamente entro quattro e tre mesi dall’entrata in vigore di “Veneto 2050”. Il termine del comma 2, invece, relativo all’approvazione da parte dei comuni della variante di adeguamento è collegato all’adozione del provvedimento di Giunta disciplinante i crediti da rinaturalizzazione.